Ciò che è, ciò che sembra, e ciò che gli altri dicono

Chiara Valerio

Il lupo cattivo delle fiabe era una lupa magra, affamata e stanca, gli occhi gialli e scintillanti piantati dentro i miei. Un istante infinito, poi la lupa, morbida e veloce, con un balzo fuggì via e scomparve per sempre. Simona Vinci, Mai più sola nel bosco

Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Chi pecora si fa, lupo lo mangia. Tempo da lupi. Al lupo! Al lupo! Ho una fame da lupo. Lupo non mangia lupo. Matta la pecora che si confessa al lupo. Lupus in fabula. Ci sono più lupi nei nostri modi di dire, che cani, o pappagalli, o topi. Questo perché la lingua è la forma di memoria più diffusa che mi venga in mente. Con quel problema che, non avendo l’italiano – la letteratura italiana – una tradizione gotica – né fantasmi né mostri, – ciò che accade è che i fantasmi e i mostri restano (e tornano) sotto forma linguistica, proverbi e modi di dire dove il lupo la fa da padrone. Il lupo le cui sorti ambientali sono state alterne nella lingua italiana non ha mai rischiato l’estinzione.


Made Balbat, Donna Lupa

Come tutte le bambine e i bambini ho avuto paura del lupo. Ma poiché le paure, essendo limpide e affilate non sono quasi mai generali astratti ma quasi sempre particolari concreti – avanzano per induzione, insomma, le paure – ho avuto paura di un lupo in particolare. Di Gmork della Storia infinita, il romanzo di Michel Ende. Gmork non assomiglia al lupo delle fiabe, Gmork non ti tende agguati per fame o paura, ti insegue. Gmork non ha niente del mammifero quadrupede e tutto del mammifero bipede, Gmork non uccide per fame, uccide e basta. È un sicario. Era Gmork che sognato con le zampe anteriori sul mio letto pronto a ghermirmi e mangiarmi ogni notte per molti anni, sfruttando a favore dei miei incubi la penombra spessa della stanza. Non ho mai avuto paura dei lupi delle favole, e nemmeno dei lupi delle mitologie norrene o siberiani, non mi spaventano nemmeno i lupi illustrati di questa mostra che anzi fanno ciò che è proprio dei numi tutelari, interrompono l’automatismo del pensiero e delle azioni di chi ha la fortuna di riconoscerli.


Viive Noor, Donna Lupa

L’ultimo lupo che ho incontrato finora e che dice forse qualcosa sulla natura del lupo e ancora sulla natura della narrativa in lingua italiana, stava in un racconto di Alberto Moravia del quale, tuttavia, non ricordo più il titolo. Il lupo del racconto di Moravia sta sulla montagna e ha fame, ma sulla montagna non c’è cibo, traguarda così la valle, vede delle luci e si avvia. Le luci vengono dalla casa di un contadino che dorme ma le ha lasciate accese. Il lupo entra in casa perché ha fame, il contadino sente dei rumori, si sveglia e imbraccia il fucile, perché ha paura. Il lupo e il contadino si trovano l’uno di fronte all’altro, e il contadino ha ragione perché ha paura, e il lupo ha ragione perché ha fame, e la ragione, scrive Moravia, porta alla morte.

Ecco, a ripensarci adesso, il racconto di Moravia, come queste illustrazioni, come tutto il libro di Simona Vinci da cui ho scelto l’esergo, dicono una sola cosa, alzano un coro che dice Abbracciate il lupo. E allora, io lo abbraccio.

Chiara Valerio


In occasione della mostra "Correndo con i lupi" la scrittrice Chiara Valerio ci ha donato questo suo racconto inedito.



"Correndo con i lupi" - Mostra di illustratori estoni, lettoni e lituani dal 25 Novembre al 15 Dicembre.

Curata da Viive Noor e Tiziana D'Acchille.

Info:Ülle Toode, info@italiaestonia.org

Ore 18 - 20, escluso il sabato e la domenica, Piazza della Libertà, 4 Roma Per motivi di sicurezza l’accesso alla Mostra è possibile solo tramite prenotazione scrivendo alla mail: info@creativitaliani.it

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